La Cena
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La Cena

Realizzata nel 1885 su richiesta della corporazione dei fornai e panificatori ad opera degli scultori napoletani Francesco e Vincenzo Biangardi, è la Vara che apre la processione del Giovedì Santo e misura 5 x 3 x 2m. La disposizione dei 13 personaggi e la composizione della scena ricorda profondamente il capolavoro di Leonardo da Vinci a cui i Biangardi si ispirarono. Questo gruppo sacro è considerato uno tra i più importanti dal punto di vista artistico ed è anche il più pesante. Assoluti protagonisti del gruppo sono i sentimenti: la serena rassegnazione del Cristo davanti all’imminente tradimento e lo stupore degli apostoli per le Sue parole. Oggi la “vara” è affidata all’Associazione panificatori e fornai.


L’orazione nell’orto
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L’orazione nell’orto

La seconda vara (2 x 1,80 x 3m), realizzata nel 1884, venne commissionata ai Biangardi dal ceto dei mugnai e dei pastai. La Vara racconta un momento successivo alla Cena, quando il Cristo, da solo in preghiera nell’orto degli olivi, mostra la commovente umanità che lo avvicina a tutti i credenti: rivolgendosi in preghiera al Padre egli mostra la sua paura davanti al martirio che dovrà affrontare per il bene dell’umanità. Dalla preghiera però giunge il conforto, l’angelo inviatogli dal Padre porge il Calice e indica la volontà di Dio. Oggi il gruppo sacro è affidato al ceto dei mugnai e pastai.

La Cattura
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La Cattura

La terza vara rappresenta il momento del tradimento. Giuda, accompagnato da due soldati Romani e da un giudeo pronti a bloccare un’eventuale fuga del Cristo, si sta avvicinando per dare il fatidico bacio, e a lui Gesù mostra un commovente sguardo carico di dignità e di dolore represso. Anche questo gruppo sacro fu realizzato dai due scultori napoletani nel 1884 su commissione del ceto degli ortolani e verdurai, oggi appartiene però agli eredi dei fratelli Biagio e Calogero Giunta. Il gruppo misura 2,40 x 1,60 x 2,60m.


Il Sinedrio
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Il Sinedrio

Realizzata per volontà degli zolfatai della miniera Testasecca nel 1886, dai Biangardi. Originariamente molto grande (5,20 x 3 m) e piena di particolari, essa si ispirava a un dipinto custodito anticamente nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, prima chiesa madre della città. Il quadro, oggi scomparso, si chiamava “Il crocifisso di Caiphas” ed era stato realizzato nel XVI secolo da un pittore tedesco. La vara, oggi ridotta sia nelle misure (3,70 x 3,20 x 4m) che nel numero dei personaggi, passati da ventuno a dodici, è comunque una delle più ricche di particolari. La scena rappresentata si è spostata nell’antico tribunale, dove principi, scribi ed anziani appartenenti alle tribù d’Israele decidono la sorte del Cristo. Colpisce, anche in questa vara, il gioco di sguardi: da un lato Gesù sublime e dimesso, dall’altro l’orgoglioso sommo sacerdote Caiphas. Il gruppo sacro, restaurato nel 2007, appartiene oggi all’Amministrazione comunale.

La Flagellazione
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La Flagellazione

La “vara” venne commissionata dagli zolfatai della miniera di Gessolungo e appartiene oggi ai fratelli Calogero e Ferdinando Cervellone. La realizzazione di questo gruppo sacro fu piuttosto lunga: fu iniziato nel 1888 dai Biangardi e terminato solo nel 1909 ad opera dei discepoli dei due scultori napoletani. La vara, che misura 2,75 x 1,95 x 2,80m, rappresenta il momento in cui Ponzio Pilato consegna Gesù ai flagellatori, per accontentare il popolo che vuole vedere sangue e dolore. Il Cristo è infatti rappresentato nel momento in cui, con dolorosa rassegnazione, affronta la crudele tortura ed i suoi rabbiosi e satanici aguzzini.


L’Ecce Homo
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L’Ecce Homo

Gesù è sottoposto, in questa vara, al crudele giudizio del popolo che potrebbe liberarlo dalla condanna, ma che, invece, gli preferisce il ladrone Barabba. Il Salvatore, vestito da re come ulteriore umiliazione, si trova dietro una balaustra sorvegliato da un soldato romano e ai suoi piedi si trova la folla, priva di pietà o commiserazione, che brama la Sua condanna. La vara fu commissionata dal ceto dei fruttivendoli e sensali d’olio e frutta e fu realizzata nel 1892 da Francesco Biangardi. Restaurata nel 1986, è oggi custodita dal ceto dei Commissionari Ortofrutticoli e misura 2,60 x 1,75 x 3,50m.

La condanna di Gesù
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La condanna di Gesù

Costruita da Francesco Biangardi nel 1902 su commissione dell’Amministrazione della Miniera Trabonella, fu restaurata più volte, nel 1933, nel 1947 e nel 1951. Il gruppo sacro, che misura 3,70 x 2,40 x 3,50m, raffigura Cristo sanguinante, legato come un assassino e custodito dai soldati davanti Ponzio Pilato. Quest’ultimo è raffigurato nell'atto di lavare le sue mani come segno della sua convinzione sull’innocenza di Gesù. Oggi la vara è affidata al ceto “Unione Titolari Tipografi”.


La prima caduta
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La prima caduta

Fu fatta realizzare per volere della confraternita di Santa Lucia nel 1886 dai Biangardi. Protagonisti di questo gruppo sacro sono tre personaggi. Il Cristo, caduto sotto il peso della croce, è costretto a rialzarsi dalla minacciosa lancia di un soldato. Ai due si aggiunge un ebreo che con una fune aiuta Gesù a rialzare la croce. Attualmente la vara appartiene ai “Marmisti” e misura 2,50 x 1,90 x 2,80m.

Il Cireneo
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Il Cireneo

La vara, commissionata dal ceto dei “Gessai”, appartiene agli eredi Famiglia Cannarozzo, fu realizzata da Francesco e Vincenzo Biangardi nel 1886 e misura 2,85 x 1,95 x 3 m. Essa rappresenta il gesto del contadino Simone di Cirene che cerca di aiutare Gesù a portare la pesantissima croce. Il Cristo sollevato per un instante dal pesante fardello sembra quasi benedirlo. Contrasta con questo gesto di pietà l’atteggiamento arrogante del soldato romano e dell’uomo con la sferza.


La Veronica
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La Veronica

Questo “mistero” è stato il primo a essere realizzato dai Biangardi, su commissione degli zolfatai della miniera di Gessolungo, nel 1883. La ‘vara’ misura 2,50 x 1,50 x 3,20m. Si tratta del momento in cui una donna, detta la Veronica, vedendo le sofferenze di Gesù, gli asciuga il volto madido di sangue. Nel piccolo velo utilizzato rimase impressa l’immagine del Cristo. Oggi il gruppo è affidato alle cure della “Sacra Lega di San Michele”.

Il Crocifisso
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Il Crocifisso

Venne commissionata dal ceto dei macellai, a cui ancora oggi appartiene, e realizzata nel 1891 da Francesco Biangardi e misura 2 x 1,55 x 4,40m. Vi è riprodotta la scena della morte nel momento in cui Gesù pronuncia le famose parole “Elì, Elì, lemà sabactàni” (‘Mio Dio, mio Dio perchè mi hai abbandonato’). Ai piedi della croce la Madonna, trasfigurata dal dolore, viene consolata da Maria di Cleofe mentre Maria Maddalena abbraccia la Croce. A lato a quest’ultima si trova il discepolo preferito dal Cristo: Giovanni.


La Deposizione
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La Deposizione

Questo “affollato” gruppo sacro (3 x 2,69 x 4,20m), venne commissionato ai Biangardi dagli zolfatai della miniera Tumminelli nel 1885. La scena è tratta dall’omonima opera del fiammingo Rubens. Questa vara è considerata una tra le più belle per il realismo dei colori e le linee morbide delle sculture. I volti dei numerosi personaggi esprimono dolcezza e attenzione nel sorreggere il corpo di Gesù.

La Pietà
  • La Pietà

La Pietà

Commissionata ai fratelli Biangardi, nel 1888, dalla classe borghese e oggi proprietà della Banca di Credito Cooperativo “San Michele”, la Pietà è fra i gruppi sacri, la più infelice e malinconica, per la scena dolente che rappresenta. La vara misura 2,50 x 1,85 x 3,70. Protagonista indiscusso, il corpo martirizzato di Cristo fra le braccia afflitte della Madre addolorata, dal volto pallido e dallo sguardo perso nel vuoto per la perdita del figlio amato. A onorare il corpo esamine del Cristo anche Maria Maddalena inginocchiata ai piedi del Redentore e il prediletto discepolo Giovanni, incredulo e turbato per l’immane dolore.


La Traslazione
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La Traslazione

Alla commovente scena della Pietà segue la Vara della Traslazione con i suoi sei personaggi, intenti a preparare il corpo del Cristo per la sepoltura. L’opera è stata realizzata da Artisti napoletani per i Maestri muratori che la commissionarono nel 1853, sulla scia dell’opera di Guido Reni. Giovanni, Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, in primo piano, sorreggono Gesù, circondati dalle pie donne, Marta e Maria Maddalena e ancora la Vergine Madre con gli occhi piangenti rivolti al cielo, come a cercare conforto dal Padre Eterno. Oggi appartiene all’Associazione Unione Muratori e misura 2,60 x 1,60 x 2,20 m.

L’Urna
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L’Urna

Realizzata nel 1892 da Francesco Biangardi è un capolavoro di intarsi d’oro e cristalli di boemia. L’urna custodisce il corpo esanime di Gesù, disteso su un letto di velluto e coperto da un leggerissimo velo. Il coperchio, anch’esso in cristallo, è sovrastato da un angelo glorioso che porta su un nastro la profezia di Isaia “Erit sepulchrum eius gloriosum” (sarà il suo sepolcro glorioso). Oggi questa opera d’arte si può ammirare all’interno della Cattedrale. Appartiene al clero ed all’associazione ‘Devoti sacra urna’.


L’Addolorata
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L’Addolorata

Realizzata anch’essa dai Biangardi nel 1896, cambiò interamente dopo un incendio che la distrusse quasi completamente nel 1905. Mentre prima la Madonna afflitta era consolata da un angelo ed era attorniata da vari simboli che ricordano la Passione (la sindone, l’asta di Longino etc) adesso vi è la Madonna sola, desolata, annientata da un sordo dolore per la perdita del Figlio. Questa vara, che esprime una tristezza straziante, è quella che chiude la processione del Giovedì Santo. Appartiene a ceto degli autotrasportatori e misura 1,5 m x 1,5 x 2 m.