Le Vare

La tradizione del Giovedì Santo nasce intorno al 1700 come devozione delle Congregazioni che portavano in processione delle barette chiamate i Misteri perchè si rifacevano appunto ai Misteri della Passione di Cristo. Con il tempo la processione ha subito cambiamenti ed evoluzioni sia nell'itinerario che nel numero e nella tipologia dei gruppi stessi. Il numero fu incrementato fino agli attuali sedici gruppi che raffigurano la via Crucis con l'inserimento dell'Addolorata e della Sacra Urna.

I gruppi attualmente portati in processione furono realizzati dai Biangardi padre e figlio, in legno e cartapesta, dietro l'incarico dei ceti di lavoratori nisseni come panettieri, zolfatai o dalle varie confraternite. Al tramonto del Giovedì le "vare" si ritrovano nella piazza centrale accompagnate da varie bande musicali provenienti da tutta la Sicilia, dopo essere state addobbate con fiori e frutti, segno di devozione delle corporazioni che le custodiscono.

La processione interessa tutte le vie del centro storico fino a notte inoltrata, quando cioè i gruppi sacri si ritrovano nuovamente in Piazza Garibaldi per dare poi l'ultima emozione ai fedeli cittadini con la "Spartenza", la separazione delle "vare" per le vie della Città scomparendo nel silenzio che accompagna i devoti al lutto del Venerdì Santo.

Prof.ssa Rosanna Zaffuto Rovello


Associazione Giovedì Santo

Francesco e Vincenzo Biangardi

Francesco Biangardi, nato a Napoli nel 1832, derivava da una tradizione di "presepari" napoletani, ma aveva dimostrato un particolare talento, tanto che si dice abbia studiato all'Accademia d'Arte di Roma. All'indomani dell'Unità d'Italia lo troviamo in un paese calabrese, Cittanova in provincia di Reggio Calabria, dove rimase sino al 1873. In seguito aprì una bottega d'arte a Mussomeli nella chiesa dell'Opera Santa all'epoca chiusa al culto, insieme al figlio Vincenzo (appena dodicenne). I due Biangardi, padre e figlio, produssero in quegli anni tante opere di arte sacra - tra cui il veneratissimo simulacro della Madonna dei Miracoli, che si conserva nella chiesa di san Domenico a Mussomeli - lasciando una forte testimonianza della loro capacità artistica.

Nel 1886 Francesco Biangardi si trasferì con tutta la famiglia a Caltanissetta perchè erano aumentate le commissioni del capoluogo: erano gli anni del boom economico, del grande commercio degli zolfi, ma anche della sofferenza e dei lutti nelle miniere. La pietà popolare degli zolfatari si concretizzava proprio negli anni dei più gravi disastri minerari con la commissione ai Biangardi di alcune delle sedici Vare che sfilano nella processione del Giovedì Santo a Caltanissetta: la "Veronica" nel 1883 e la "Flagellazione" nel 1888 con il danaro raccolto dagli operai scampati al disastro di Gessolungo, la "Scinnenza" commissionata nel 1885 dagli zolfatai della miniera Tumminelli, il "Sinedrio" per gli uomini della zolfara Testasecca nel 1886, la "Condanna" costruita su richiesta dell'amministrazione della miniera Trabonella nel 1902.

Il Biangardi insegnava plastica presso l'ospizio di beneficenza, dove si formarono tanti artigiani locali e godeva di stima e rispetto nella città ed in provincia, ma la vita non gli sorrideva: nel 1890 morì suo figlio Vincenzo, che non solo aveva ereditato il talento paterno, ma aveva sicuramente superato il padre in quanto studiava meglio le proporzioni dei personaggi e la loro anatomia. Al dolore per la morte di Vincenzo, che era divenuto il suo braccio destro nella bottega, si aggiunsero le chiacchiere della gente di provincia: alcuni mormorarono che fosse morto di sifilide, altri dissero che era stato ferito in un agguato, in relazione certo alla sua fama di rubacuori e sciupafemmine. In ogni caso Francesco Biangardi, tempra robusta d'uomo d'altri tempi, continuò a produrre simulacri di Madonne e Santi, Vare e Varette per Caltanissetta, per Mussomeli, per Cittanova, per Vallelunga, per Milena e per altri paesi dell'interno.

Francesco Biangardi moriva a Caltanissetta il 21 febbraio 1911.

Prof.ssa Rosanna Zaffuto Rovello